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Enna e la lotta contro gli abusi: simboli e contraddizioni

La lotta contro gli abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna. Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo. A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria. Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare. La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

Francesco Zanardi

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