Attualità

Enna città della raccomandazione

“Enna città della gentilezza”, “Enna città della cultura”, “Enna città delle tradizioni religiose”,
“Enna città universitaria”. Istituzioni ed enti si sono sperticate le mani per applaudire a tali slogan.
Alcuni partiti e movimenti ne hanno coniato una nuova: “Enna città sicura”. Altri, che non
sostengono l’attuale governance, hanno invece scritto: “Enna città della noia”. Slogan che gli ennesi
leggono distrattamente ogni giorno senza dare più importanza. Poi i social danno notizia di un post
di una signora che fende la nebulosa cortina ennese con semplicità e onesta decisione: “Enna città
della raccomandazione”. Una verità conosciuta, accettata e subita. Chi non l’ha accettata sono i tanti
giovani che per lavorare hanno fatto armi e bagagli e sono andati fuori desertificando Enna e la sua
provincia. Facendo alcuni passi indietro si può capire quanta ragione ha la signora nello scritto.
Primi anni 2000 nasce l’Ato rifiuti, tragedia per la comunità ennese ed oggi ne possiamo tastare le
nefaste conseguenze. Furono fatte centinaia e centinaia di assunzioni senza la minima trasparenza.
Passò qualche anno e la stessa ricetta venne applicata al sistema acqua. Tali aziende non erano e non
sono pubbliche e quindi possono atteggiarsi come una qualsiasi impresa privata; per farla breve
assunzioni dirette. Insomma il tutto viene fatto nella massima legalità, non c’è che dire. Però è anche
vero che quando un’azienda privata gestisce servizi pubblici in regime di monopolio o di assoluta
rilevanza per il territorio dovrebbe avere rispetto della comunità e operare nel modo più trasparente
possibile. E così non è stato. Nello stesso periodo cominciarono ad essere attivate numerose società
quasi tutte collegate all’ex Provincia che assunsero dipendenti senza un minimo di trasparenza. Fra
queste solo il sistema universitario ha ricambiato e, bisogna dire, con gli interessi il credito aperto
dal territorio provinciale in termini di economia, sviluppo, cultura e prospettiva. Oggi rappresenta
una delle poche ricchezze che vanta la provincia. Le altre sono perite miseramente. Negli ultimi
anni il servizio sanitario ha estarnalizzato alcuni servizi affidandoli a società private. Anche in
questo caso le società interessate si sono comportate come semplici privati rispettando la legge ma
non la comunità. Questa anela chiarezza e comportamenti alla luce del sole, quelli che mancano. In
estrema sintesi il quadro è questo ma c’è da sottolineare l’aspetto più grave: nel periodo considerato
non c’è stato esponente politico o partito o istituzione che si sia intestata una battaglia in favore
della trasparenza. Queste ed altre riflessioni danno la misura certa del perchè insiste tanta distanza
tra la comunità e la politica. Spiega in parte anche la crescente disaffezione al voto e alla
partecipazione. Una riflessione del mondo politico su questi ed altri temi è diventata necessaria
oltrechè urgente.
Paolo Di Marco

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